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EMERGENCY in Sudan, gli aggiornamenti su cosa sta succedendo a Khartoum e nel Paese

Temi:

22 agosto: combattimenti a Nyala vicini al nostro Centro pediatrico

Negli ultimi giorni sono ripresi i combattimenti a Nyala, in Sud Darfur.

Si combatte anche vicino al nostro Centro pediatrico. Stamattina un razzo è arrivato nel giardino del compound: fortunatamente non ci sono stati feriti, ma la sicurezza del nostro staff e dei nostri pazienti è a rischio come mai dall’inizio della guerra.

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18 agosto: il nuovo ambulatorio cardiologico a Wad Madani

Molti abitanti della capitale Khartoum, per fuggire dai combattimenti, si sono rifugiati in altre zone del Paese e ora non riescono a tornare neanche per motivi essenziali come ricevere cure.

Tra di loro tanti pazienti del nostro Centro Salam di cardiochirurgia, che dopo l’intervento hanno bisogno di cure e controlli continuativi.

Per garantire loro l’assistenza necessaria anche in un contesto di guerra, stiamo avviando una rete di “cliniche satellite” del Salam: ambulatori cardiologici in diverse zone nel Paese.

Abbiamo aperto la prima qualche giorno fa a Wad Madani, nel sud-est del Sudan, all’interno dell’ospedale governativo.

Alcuni pazienti, nei giorni precedenti l’apertura, ci hanno riconosciute al mercato e hanno chiesto informazioni. Il passaparola è già iniziato” ci hanno raccontato Samar, Asfar e Wafa.
Hanno già lavorato con noi al Salam. A causa della guerra anche loro avevano lasciato Khartoum; ora, “è stato bello poter finalmente tornare al lavoro”.

17 agosto: il nuovo Centro di chirurgia d’urgenza e traumatologia a Khartoum

“Finora abbiamo ricevuto 77 pazienti, di cui 44 con ferite da guerra e 2 morti all’arrivo”, racconta Gina, coordinatrice medica.

A Khartoum, nel complesso del Centro Salam, abbiamo costruito una nuova struttura per garantire cure a chi non ha altri ospedali chirurgici disponibili a causa della guerra in corso.

Qui curiamo anche le vittime del conflitto che da più di quattro mesi affligge il Paese: “siamo in zona di guerra, una guerra attiva, anche se i combattimenti sono un po’ distanti rispetto all’ospedale. Le persone fanno fatica a muoversi. Quindi i pazienti arrivano in condizioni gravi se non estreme, ed è ciò che vediamo ormai dall’inizio del conflitto anche nell’ospedale cardiochirurgico”.

La situazione in Sudan

Scontri armati tra esercito governativo sudanese e le milizie paramilitari Rapid Support Forces sono iniziati la mattina del 15 aprile 2023 dalle strade della capitale del Sudan, Khartoum. Nelle settimane precedenti, in diverse città del Paese si erano verificati atti di violenza e conflitto.

Sono più di 3 milioni le persone che hanno abbandonato la propria casa fuggendo in altre zone del Paese (circa 2,6 milioni di persone) o nei Paesi limitrofi, principalmente Egitto, Ciad e Sud Sudan.

I costi del cibo sono aumentati in maniera significativa, cambiando in modo importante le abitudini alimentari. Un impoverimento della dieta che rischia di avere forte impatto sulla salute.

Metà della popolazione del Paese ha bisogno di aiuto umanitario: secondo le Nazioni Unite, nei prossimi mesi saranno oltre 3 milioni i bambini malnutriti, di cui più di 600 mila molto gravi.

Le attività di EMERGENCY in Sudan

EMERGENCY ha subito rimodulato le sue attività in Sudan, dove è presente con il Centro Salam di cardiochirurgia a Khartoum, e con i centri pediatrici di Mayo (Khartoum), Nyala (Sud Darfur) e Port Sudan dove offre cure gratuite ai minori di 14 anni.

A Khartoum le attività del Centro Salam di cardiochirurgia proseguono per garantire la continuità delle cure necessarie alla sopravvivenza ai pazienti ancora ricoverati.
A Port Sudan e a Nyala i Centri pediatrici sono aperti. Rimane invece chiuso, per motivi di sicurezza, il Centro pediatrico di Mayo.

Gli aggiornamenti dal Sudan

24 luglio: 100 giorni di guerra in Sudan

Dalla capitale Khartoum, i nostri colleghi raccontano la situazione nel Paese e il nostro lavoro per continuare a garantire cure nel Centro “Salam”, l’unico ospedale cardiochirurgico totalmente gratuito di tutta l’Africa.

15 luglio: tre mesi di combattimenti in Sudan

Ancora in questi giorni, “dal Salam sentiamo i rumori dei combattimenti. Ci sono stati colpi di armi da fuoco pesanti e abbiamo visto colonne di fumo alzarsi”. A tre mesi dall’inizio degli scontri armati in Sudan, Franco – Coordinatore Medico del nostro Centro di cardiochirurgia in Sudan – ci racconta la situazione a Khartoum.

Le attività del Salam proseguono, anche se a ritmo ridotto. Continuiamo a operare e a ricoverare pazienti, a fare le visite di follow-up e la terapia anticoagulante, ma “molti pazienti non riescono ad arrivare, i trasporti sono difficili se non impossibili” in un contesto così insicuro.

3 luglio – La situazione a Port Sudan

“Da quando è scoppiato il conflitto in Sudan, migliaia di sfollati hanno raggiunto Port Sudan, nella speranza di riuscire a fuggire in Paesi come Egitto o Arabia Saudita”. Mutasim, il nostro Coordinatore medico a Port Sudan, ci aggiorna sulla situazione in città e sulle attività del nostro Centro Pediatrico.

Il numero di pazienti che arrivano da noi è raddoppiato rispetto a un anno fa: 60 bambini al giorno, la domenica anche più di 100. La maggior parte soffrono di anemia falciforme o patologie respiratorie, rese ancora più acute dal caldo: qui le temperature hanno raggiunto i 40 gradi”.

La guerra ha prosciugato tutte le risorse economiche”, continua Mutasim. “Molti hanno perso il lavoro e non hanno più niente. I loro bambini hanno bisogno di cure e vaccinazioni: sanno che da noi possono riceverle senza dover pagare.”

20 maggio – La storia di Jamis

A soli 28 anni, Jamis soffre di una grave malattia valvolare al cuore.

Dal Sud Sudan è arrivato a Khartoum all’inizio di quest’anno, in cerca di aiuto. Dopo una visita al nostro Centro Salam di cardiochirurgia, lo avevamo messo in lista per un intervento.

Ma la guerra ha cambiato tutto. Dopo l’inizio del conflitto ha dovuto lasciare la casa dove viveva in attesa del ricovero, per fuggire dagli scontri armati e dai bombardamenti che colpivano il quartiere.

Poco più di due settimane fa, poi, le sue condizioni si sono aggravate improvvisamente.

Subito ha raggiunto il Salam, sperando di trovarlo aperto nonostante i combattimenti.

Ora, dopo l’intervento e il ricovero, Jamis si sta riprendendo nella guest house dell’ospedale.

17 maggio – A Nyala continuiamo a vaccinare

“Siamo uno dei pochi centri rimasti aperti dove le mamme possono far vaccinare i loro bambini” racconta Laura, da Nyala. “In soli tre giorni, da quando abbiamo ripreso a effettuarli, abbiamo già somministrato più di 400 dosi”.

Dallo stato del Sud Darfur, in Sudan, la Medical Coordinator del nostro Centro pediatrico ci manda un aggiornamento.

Le nostre attività a Nyala non si sono mai fermate, nemmeno nei giorni in cui i combattimenti erano più intensi. Madri e bambini continuano ad arrivare, così come i pazienti darfuriani che erano stati operati al cuore al Centro Salam a Khartoum e che vengono da noi per fare i controlli e ricevere la terapia, circa 20 ogni giorno”.

9 maggio  – Intervento urgente al Centro “Salam”

Nonostante tutte le difficoltà di un contesto di guerra, al Centro “Salam” di cardiochirurgia continuiamo a operare, anche se con numeri ridotti.

Domenica il nostro team chirurgico a Khartoum ha eseguito un intervento urgente su H., una ragazza di 18 anni che soffriva di una grave insufficienza valvolare.

Era stata ricoverata da noi in attesa dell’intervento ma quando sono iniziati i combattimenti l’abbiamo dimessa, per questioni di sicurezza.

Aspettava di poter rientrare in ospedale quando le sue condizioni si sono aggravate d’improvviso, in una sola notte. L’intervento non poteva più aspettare.

Ora si trova in Terapia intensiva, monitorata costantemente dal nostro staff.

5 maggio – I pazienti del Programma Regionale tra cui K.

“Delle 40 persone che ospitavamo in guest house a metà aprile – pazienti, parenti e traduttori, provenienti da diversi Paesi africani – siamo riusciti in questi giorni a rimpatriare la maggior parte di quelli provenienti da Uganda e Burundi, e presto evacueremo anche quelli che arrivano dal Ciad” ci racconta Franco Masini, Medical Coordinator del Centro Salam.

In ospedale, oggi, rimangono poco più di 20 pazienti che non possono essere spostati per le loro condizioni di salute: alcuni sono già stati operati, altri sono in attesa dell’intervento.

E nonostante l’insicurezza nel Paese, anche in questo periodo così difficile sono arrivati pazienti critici, da operare in urgenza: la nostra permanenza in Sudan ha permesso di garantire loro le cure salvavita a cui non avrebbero avuto accesso altrimenti.

Tra i pazienti in questi giorni ricoverati c’è anche K., 15 anni, arrivato a fine marzo dall’Uganda nell’ambito del Programma Regionale.

Soffre di una grave disfunzione valvolare al cuore e fin da subito le due condizioni sono apparse molto gravi.

Lo abbiamo operato il giorno dopo lo scoppio degli scontri nel Paese. Il suo non è stato un decorso facile: prima un’insufficienza renale, che ci ha costretto a metterlo sotto dialisi, poi una grave infezione e il sanguinamento gastrointestinale.

Oggi è perfettamente cosciente, anche se le sue condizioni rimangono gravi. Accanto a lui, ogni giorno, sua sorella – che lo ha accompagnato in questo lungo viaggio dal suo Paese – gli stringe la mano per dargli forza.

29 aprile – Nonostante la guerra continuiamo a operare

Nonostante la guerra, che ci costringe a lavorare a ritmo ridotto, le attività del Centro Salam di cardiochirurgia proseguono: i pazienti più urgenti non possono aspettare.

Oggi abbiamo eseguito un intervento chirurgico di duplice sostituzione valvolare, mitralica e aortica.

Un altro paziente verrà operato domani.

Una sola priorità: i nostri pazienti.

28 aprile – Testimonianza dal Centro per la terapia anticoagulante

Anche in questi giorni di guerra, lo staff rimasto al Centro Salam continua ad assistere chi ne ha bisogno. 

“È fondamentale la continuità delle cure: le persone operate per una sostituzione valvolare devono seguire una terapia per tutta la vita” ci spiega Nicoletta, ematologa del nostro Centro Salam a Khartoum. 

Ancora stamattina, dall’ospedale sentivamo il rumore dei combattimenti in città, ma nonostante l’insicurezza delle strade i pazienti continuano ad arrivare al nostro Centro per la terapia anti-coagulante, per fare i controlli (indispensabili) e per ritirare (gratis) i farmaci essenziali.  

Sono la metà dei pazienti che arrivavano prima dell’inizio dei combattimenti: non possiamo fare a meno di chiederci in che condizioni si trovano ora quelli che non riescono a raggiungere il centro. 

26 aprile – A Khartoum le attività del Centro Salam proseguono

A Khartoum le attività del Centro Salam di cardiochirurgia proseguono per garantire la continuità delle cure necessarie alla sopravvivenza ai pazienti ancora ricoverati.

Ed è grazie al grandissimo lavoro dei colleghi sudanesi, che stanno in ospedale 24 ore su 24, se al momento sono aperti la Terapia intensiva e l’Ambulatorio per la terapia anticoagulante. “Sono loro il cuore pulsante di questo ospedale”, ci scrive Elena da Khartoum.

Abbiamo ancora diversi pazienti ricoverati che necessitano delle nostre cure e non possono essere abbandonati, ci raccontano i colleghi.

In questi giorni abbiamo dimesso, quando possibile, tutti i pazienti che erano in condizione di uscire dall’ospedale. Fatto questo – e con le attività dell’ospedale ridotte in conseguenza della situazione nel Paese – c’è stata l’evacuazione di un secondo gruppo di staff internazionale verso l’Europa.

I 7 membri dello staff sanitario internazionale rimasti al Salam, tutti italiani, stanno portando avanti le attività insieme allo staff sudanese: le cure in Terapia intensiva e quelle nell’ambulatorio INR, necessarie per i pazienti che in questi anni hanno subito un intervento al cuore.

A Port Sudan e a Nyala i Centri pediatrici sono aperti. Rimane invece chiuso, per motivi di sicurezza, il Centro pediatrico di Mayo.

24 aprile – Un appello a tutte le parti in conflitto in Sudan

Chiediamo a tutte le parti in conflitto in Sudan di rispettare le nostre strutture sanitarie. I nostri ospedali sono luoghi neutrali, dove curiamo chiunque ne abbia bisogno, senza discriminazioni.

Molti dei pazienti del Centro Salam di cardiochirurgia di Khartoum possono sopravvivere solo se costantemente assistiti, anche da macchine. Qualsiasi interferenza con l’attività medica metterebbe a rischio la loro sopravvivenza.

23 aprile – Il racconto dei colleghi rimasti al Centro “Salam”

Sono giorni estremamente difficili e di grande tensione a Khartoum, ma abbiamo deciso di rimanere qui per gli 81 pazienti in cura nel nostro ospedale. Non possiamo abbandonarli perché rischierebbero la vita” spiega Franco Masini, Medical Coordinator del Centro Salam di cardiochirurgia. “Tuttora molti colleghi dello staff sudanese non possono tornare a casa per motivi di sicurezza e stanno dormendo in ospedale per dare continuità di cura a pazienti ricoverati”.

Sono 7 gli operatori di EMERGENCY che hanno scelto di tornare in Italia con il convoglio di evacuazione organizzato dall’ambasciata italiana. Ognuno ha deciso individualmente se lasciare l’ospedale sulla base della valutazione delle precarie condizioni di sicurezza della capitale e dei bisogni dei pazienti.

Altri 46 operatori internazionali di EMERGENCY, di cui 38 italiani, hanno deciso di rimanere in Sudan dove proseguiranno il loro lavoro negli ospedali di Khartoum, Nyala e Port Sudan.

Finora, nessuna delle nostre strutture e nessuno del nostro staff è stato attaccato o minacciato direttamente.

19 aprile – Aggiornamenti dagli scontri a Khartoum e Nyala

Dal nostro ospedale a Khartoum abbiamo sentito il rumore dei combattimenti per tutta la notte e ancora questa mattina.

Gli scontri si sono fatti anche più vicini al nostro Centro “Salam” di cardiochirurgia, dove le attività sono state ridotte per la mancanza del personale che è rimasto bloccato nelle proprie case a causa degli scontri.

A Nyala, la situazione sembra migliorata rispetto ai giorni scorsi. Questa mattina abbiamo ricominciato a ricevere pazienti nel Centro pediatrico e anche le attività commerciali stanno lentamente ricominciando ad aprire.

17 aprile – “Presto finiremo le piastrine e non potremo più fare interventi”

Al terzo giorno di scontri in Sudan, da Khartoum l’aggiornamento della direttrice programma di EMERGENCY Muhameda Tulumovic: “Nel nostro Centro Salam di cardiochirurgia  stiamo operando i casi più urgenti, nei prossimi giorni finiremo le piastrine e non potremo più fare interventi”.

16 aprile – Continuiamo a operare a regime ridotto

Il Centro Salam a Khartoum continua a lavorare a regime ridotto, mentre il Centro pediatrico di Mayo rimane chiuso. Nei prossimi giorni rischiamo di avere scarsità di sangue e piastrine ci aggiorna Muhameda Tulumovic proprio dal nostro ospedale di Khartoum. A Nyala, dove ci sono ci sono accesi combattimenti, la situazione è molto delicata.

15 aprile – Ridotte le attività di EMERGENCY in Sudan

Nel Centro Salam di cardiochirurgia a Khartoum molti membri dello staff sudanese non possono tornare a casa per motivi di sicurezza e rimarranno qui. Abbiamo chiuso il Centro pediatrico di Mayo, alle porte della capitale, facendo evacuare lo staff. Dalle città dove operiamo con gli altri nostri due Centri pediatrici le notizie che ci giungono al momento sono da Port Sudan di forze dell’ordine, esercito e carri militari in strada, pronti a intervenire in caso del diffondersi degli scontri anche se al momento la situazione è ancora sotto controllo; da Nyala, di aeroporto e negozi chiusi, e forze armate appena fuori dalla città” spiega Muhameda Tulumovic, direttrice del programma di EMERGENCY in Sudan.